Come è iniziato tutto?
Un inizio esatto non esiste. A 8 anni il regalo più amato fu una Bontempi System 5, sì, quella col pad batteria. Poi un Technics a cinghia e mix pessimi con le cassette, e a 14-15 anni un amico con un campionatore per Amiga 500. Una TV, ProTracker e tanta fantasia: la prima traccia era inascoltabile e non l’ho mai pubblicata, ma mi ha dato il via. Tutto costava tanto e i soldi non li ho spesi, dato che non li avevo. Il percorso l’ho fatto a forza di sacrifici, fino a capire che bastano esperienza, studio, passione e saper lavorare bene.
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Cosa ricordo del 1998?
Il 1998 è un anno talmente denso che raccontarlo qui sarebbe un delirio. Arrivavo da due anni devastanti (tranquilli, non vi deprimo), ma il primo vero studio di registrazione era già in piedi da circa un anno. Tutto analogico, con un PC e una DAW di altri tempi. Il kick si campionava su floppy per non rifarlo ogni volta con la 909 che avevamo. Oggi tutti la cercano, ma per farla suonare bene servivano plugin che allora costavano, mentre adesso si lanciano in una DAW come acqua fresca. Erano altri tempi, e io pensavo di sapere più di quanto sapessi davvero. Per questo oggi, quando sento certi giovani sicuri di sapere, sorrido e penso: troppa strada da fare.
Come nasce un mio pezzo?
Tutto parte da un singolo suono che mi piace. Lo devasto, lo rimodello, lo rendo mio, e lì inizia la creatività. Poi finisce sempre che quel suono passa in secondo piano: il resto arriva senza forzature, con una visione larga e nessun “devo usarlo per forza”. Una volta un pad, a forza di cambiarlo, è diventato il lead principale, tagliente e aggressivo. Non era più un pad.
Faccio ancora live set?
Mi chiedono spesso dei live set, ma preferisco il dietro le quinte: non amo apparire, amo la musica. Questo sito nasce per dare il contributo che ho sempre voluto dare ai più giovani, a chi inizia e a chi sbatte contro muri invalicabili, magari perché, come me un tempo, pensava “tanto so come si fa, spendo e arrivo”. Non funziona così, e oggi chi parte ha come unico riferimento studi professionali pensati più che altro per altri generi. Il mio sogno è riportare la passione di un tempo, quando una canzone te la sentivi tutta e la mediterranean progressive creava atmosfere da brivido, di quelle che ti lasciano la pelle d’oca.
Che rapporto ho con le AI musicali?
Non sono contrario alle AI, purché siano un plus e non il “fa tutto lei”: lì la creatività smette di esistere. Un’AI non può darti il suono o l’arrangiamento che hai in testa, segue dei canoni, com’è giusto che sia. Può però ispirarti e toglierti di mezzo i compiti lunghi e poco creativi. Ma pensare che faccia tutto al posto tuo, mai. Nella musica sbagliando a volte nascono cose impensabili, e l’AI non sa sbagliare nel modo giusto.
Altre passioni oltre la musica?
Ce ne sono tante, forse troppe, ma una fuori dalla musica spicca: escape room e recitazione. Le ho fuse in una realtà tutta mia, di cui sono presidente: varcare le porte delle experience, ma a modo nostro, tra horror e risate. Sono io in sostanza, ma qui si parla di musica, quindi questo è solo uno spunto. Sì, mi autopubblicizzo: tanto si tratta sempre di me.
GetOut Roma ↗
Cosa c’entra GetOut Roma?
Paradossalmente c’entra anche a livello musicale: mi occupo personalmente di tutta la parte audio, scenografica e tecnica. Ogni singolo suono, effetti speciali compresi, è stato creato, composto e arrangiato da me. Sapevo farlo, perché non farlo? Il resto, sceneggiatura, preparazione e parti attoriali, è opera del mio immenso team: siamo una bella squadra.
GetOut Roma ↗
Cosa sono i remix xmaxart?
Ogni tanto, quando arriva l’ispirazione giusta, mi diverto a fare remix con il mio gusto personale, senza badare al genere che va o non va: a chi piace li ascolta, a chi no passa oltre. Sono solo una delle mie tante passioni: le sigle dei cartoni animati. Sono nato nel 1978, non potevo che adorarle. Sono dell’età di mezzo, iniziata con l’analogico e finita nel digitale, quindi perché non provare a cambiarle? xmaxart è il mio vecchio nome d’arte, quello che uso per tenere separate le categorie.
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E i 120.000 ascolti su Jamendo?
Cinque album caricati fra il 2007 e il 2008, quando la musica libera era una cosa nuova. Da allora hanno accumulato 120.261 ascolti e 32.308 download, senza che me ne occupassi più.
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Lavoro su commissione?
Sì. Dal singolo loop alla traccia finita, dalla ghost production all’audio design per film. Tutto suonato, niente generato.
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