Il giorno in cui ho scoperto il campionatore

1994, un amico con un campionatore per Amiga 500, e una frase che fa scattare tutto. Ma prima c'erano le cassette, il negozio di dischi a Piazza del Popolo e un disco comprato nel 1993.

1994. Non facevo ancora il producer, facevo il DJ alle feste con gli amici. Un giorno un amico mi disse: "ho il campionatore per l'Amiga 500". Io non sapevo nemmeno cosa fosse. Ma quella frase fece scattare qualcosa: la scintilla che dice "posso fare le canzoni che voglio!".

Non andò come nelle favole. Niente bacchetta magica, niente "posso farlo": potevi fare praticamente il nulla. Quattro tracce, suoni che non erano suoni. Eppure fu il momento in cui mi dissi: farò il producer.

Prima c'erano le cassette

Ma torniamo indietro, perché prima c'erano le cassette. Dentro c'erano tracce introvabili, roba per cui correvi alla radio sperando passasse quel pezzo techno che per alcuni era robaccia e per me arte pura. Era tutto nella mia testa. Non c'era internet, quindi ogni evento, fiera, manifestazione o negozio di strumenti era l'occasione giusta per rubare con gli occhi: vedere cosa facevano e capire come lo facevano.

Il negozio a Piazza del Popolo

Poi c'era il negozio di dischi a Piazza del Popolo, quello di punta per tutti i DJ. Un ambiente idilliaco: entravi, ascoltavi i dischi e ti facevi la tua borsa scegliendo con la testa, solo lì. La sera li mettevi sul piatto sperando che piacessero. Il DJ, allora, la musica la sceglieva: nessuno te la imponeva.

Un pomeriggio del 1993

Ricordo un pomeriggio del 1993. Quel giorno nel negozio c'era uno che per me era già il numero uno assoluto. Non lo era ancora diventato per tutti, ma per me non esisteva un riferimento migliore. Presentava il suo disco in anteprima, si era sparsa la voce, c'era un bel casino, e quasi nessuno ascoltava altro: tutti lì a guardare come trattava i vinili. Comprai il disco quel giorno stesso. Non faccio nomi, ma chi sa, sa.

Quel disco l'avrò ascoltato non so quante volte, pensando già a come sarebbe potuto uscire diversamente. Pensavo già a un remix, e non sapevo ancora cosa fosse un synth. All'epoca credevo che i synth facessero tutto da soli: per me l'intelligenza artificiale dei synth esisteva già, con quasi trent'anni di anticipo.

Volevo il synth, arrivò ProTracker

Il campionatore sarebbe arrivato circa un anno dopo. Volevo il synth. Volevo creare. Volevo, volevo, e invece: ProTracker, convinto che bastasse. La presunzione di chi inizia porta su una strada strana: ti fa fallire e fermare, oppure fallire e capire. Per fortuna io ho capito.

Di storie ce ne sono molte altre, e anche aneddoti in mezzo a questo periodo, ma l'articolo è già lungo e non voglio appesantirvi. Se vi interessano anche le assurdità, usciranno tutte, piano piano, come il tempo che ci vuole per imparare a lavorare bene.

← Torna al blog